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#SEIWeTalk: a tu per tu con gli studenti SEI | Episodio 8

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Martina Tasca d’Almerita, partecipante dell’ultima edizione di SEI Inventor nel team BIP è nata e cresciuta a Regaleali, tenuta dell’azienda vitivinicola Tasca d’Almerita, un’isola verde nel cuore della Sicilia. A 6 anni si è trasferita a Palermo, trascorrendo lì tutto il suo periodo scolastico. Dopo un’esperienza di 6 mesi in Australia, nella Sunshine Coast, vari viaggi di studio e lavoro nel Regno Unito si è trasferita a Torino dove frequenta attualmente l’ultimo anno della laurea triennale in Psicologia.

Come sei venuta a conoscenza dei programmi della SEI?

Sono venuta a conoscenza di SEI Inventor attraverso una Mail dell’Università. Ero subito rimasta incuriosita, ma inizialmente avevo lasciato perdere l’idea di partecipare perché mi sembrava troppo lontano dal mio campo di studi. Dopo aver ricevuto una mail in cui annullavano il mio Erasmus a causa della pandemia ho sentito l’esigenza di lanciarmi in un mondo nuovo, di conoscere prospettive diverse da quella in cui ero immersa e SEI Inventor ha ampliamente soddisfatto questo bisogno.

In che modo SEI Inventor ti ha aiutata a crescere e a migliorare?

Oltre ad avermi trasmesso alcune skill pratiche SEI Inventor è stato in primo luogo una metafora della vita: si viene messi di fronte a un problema e bisogna impegnarsi per capire come affrontarlo nel migliore dei modi. Quando pensi di aver trovato la soluzione capisci che in realtà hai fatto solo un passo su una strada che ancora non è delineata e che magari non sarà neanche quella giusta. E se davvero la strada non è quella giusta, SEI Inventor mi ha sicuramente insegnato a reinventarmi senza essere scoraggiata e a ripartire su altre idee con lo stesso entusiasmo. 

Ora di cosa ti stai occupando?

Essendo quasi giunta al termine della triennale, le mie energie in questo periodo sono impiegate principalmente su 3 punti: la tesi di laurea, la mia crescita personale e sul capire dove voglio andare, almeno per i prossimi tempi. Sono in quel momento della vita in cui ho mille porte aperte davanti e non so scegliere dove investire le mie energie. Per questo sto seguendo diversi corsi in ambiti differenti, tra cui uno di analisi dei dati e un altro per la formazione di futuri imprenditori, che mi sta aggiungendo una base teorica che mi mancava, rispetto a ciò che ho già appreso durante SEI Inventor. Sto cercando quindi di soddisfare la mia fame di conoscenza e il mio costante bisogno di essere in movimento, fisicamente o mentalmente che sia. 

Come ti vedi “da grande”?

Come dicevo prima non so bene dove voglio arrivare, ma ci sono delle cose ben precise che voglio per il mio futuro e che sto lavorando per ottenere. La prima è che non voglio essere statica, che sia un solo lavoro che mi permetta di conoscere ambienti diversi o che sia un continuo cambiare e reinventare ciò che faccio poco mi importa, mi piace ritrovarmi in ambienti nuovi, apprendere quello che posso e dare ciò che ho. La seconda è che voglio avere un impatto sul mondo che mi circonda. Non so se succederà attraverso la ricerca o come futura imprenditrice, o in qualsiasi altro modo. La terza e ultima cosa a cui tengo è che qualunque sarà il mio campo vorrò eccellere. Sono programmi vaghi e imprecisi, ma il bello di avere 21 anni è proprio il poter sognare costruendo il “come” passo per passo sul momento.

Cosa speri che non si dimentichi mai la Martina del futuro?

Vorrei che Martina del futuro si ricordi sempre di avere in mano la sua vita, e che non si adagi mai su quello che ha già costruito. Che si continui a chiedere se sia soddisfatta, di sé e di quello che ha attorno e come può migliorarlo. Spero che non si lasci mai sopraffare dall’ambiente che la circonda e che sia sempre convinta di poter migliorare il proprio destino, una convinzione comune alla mia età ma che spesso da grandi ci si dimentica. Spero che non abbia mai paura di vivere la sua vita e tutte le emozioni che questa ci dà e, soprattutto, che non perda mai quella curiosità e voglia di scoprire che ora mi spinge avanti. 

Consiglieresti un corso SEI a un’altra persona? Perché?

Assolutamente sì, non solo perché ti aiuta costruire delle skill utilissime nella vita come il design thinking o il pitching, ma soprattutto perché ho trovato uno tra gli ambienti più stimolanti e interculturali che abbia avuto la fortuna di incontrare. Dai mentor ai miei compagni non ho incontrato nessuno che io non stimi o dal quale io non abbia avuto la possibilità di apprendere. Inoltre, mi ha insegnato l’importanza del lavoro di gruppo e dell’imparare a pensare insieme agli altri e per gli altri. Insomma, è stata un’esperienza che consiglierei a tutti e che rifarei assolutamente.

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