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FABmonday ep.3 | Ricordi dal Fablab Torino per un Natale maker

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Il Natale 2020 sarà diverso per tutti, anche per i maker di Fablab Torino, dove per la prima volta non potrà essere organizzata la tradizionale festa di Natale. Ma un modo per stare insieme c’è: abbiamo chiesto ai maker del Fablab di raccontarci i loro ricordi più belli, più buffi o più assurdi legati al FablabTO… Abbiamo ottenuto uno spaccato di vita da maker, in tutti i suoi risvolti più inaspettati, ma soprattutto il ritratto di una community unita, piena di ingegno e voglia di lavorare e stare insieme. 

Federico Vanzati – Ex socio storico

Beh allora, ricordo il primo Natale al Fablab: con il maker Franco Magni ci siamo inventati un workshop di Natale per costruire delle collanine elettroniche. C’era una matricina a led di tipo 7×5 pixel ed era tutto saldato “dead bug”, cioè combinando i componenti tra di loro senza circuito stampato. Aveva un pulsante per selezionare immagini e animazioni differenti: teschio, cuore che batte, fiamma…e poi a un certo punto tra i partecipanti è apparso Boosta dei Subsonica!

Diego Formica – Socio storico della community 3D Printing Users Group

Uno dei momenti più belli è una situazione di qualche anno fa. Eravamo diverse persone, un bel gruppo con cui si passava la notte da Fablab durante il weekend. Una sera mentre lavoravamo ai nostri progetti abbiamo improvvisato uno spuntino notturno. Avevamo di tutto ma non sapevamo come scaldare i toast con il il formaggio… quindi abbiamo utilizzato la sverniciatrice (pistola ad aria calda)! Fu molto divertente. Mi è capitato anche di usare il piano di stampa della stampante 3D per scaldare le brioche.

Tito Castelli – Socio storico della community Audio HackLab

Allora: l’evento più divertente indiscutibilmente BELFAGOR! (N.B. Si tratta di un evento dedicato al baratto, ideato da Davide Gomba e Andrea Gambedotti. BELFAGOR significa Baratto Elettronico Libero e Filantropico Auto-Gestito Orientato al Riuso). Sembra davvero Natale! Scambio matto e sconsiderato! La cosa “più pazza” che mi è mai successa non saprei… forse tagliare la focaccia con il laser (ops, forse questo non dovevo dirlo!).  Altri bei momenti… Quando ho riparato il muro sotto la finestra e dipinto mezzo Fablab con alcuni membri storici. Le lunghe infinite nottate a lavorare/giocare con gli altri di Audio HackLab, tra birre, saldatore, e circuiti elettronici vari a far fracasso…  Mentre nell’altra stanza i ragazzi della community di Stampa 3D impazzivano dal baccano! Ah, e poi il concertone di Audio HackLab durante un compleanno del Fablab, anche quello bel momento.

Cristina Bignante – Responsabile della comunicazione per Fablab Torino

“…e poi c’era la stampante 3D che estrudeva la cioccolata!”. Il mio ricordo preferito inizia proprio così. Era il febbraio 2017 e lavoravo per il Fablab da pochi mesi, per me era la prima volta che partecipavo a una festa del FablabTO, quella del quinto compleanno. Ne sono seguite molte altre, tutte folli a loro modo, ma si sa che la prima volta non si scorda mai. Specie se ci sono i cioccolatini a forma di logo del Fablab, stampati in 3D sul momento (anche se avevano un sapore terribile).

Marco Palma – STEAMLab, progetto DigifabTuring  

Direi che non scorderò mai quella volta che abbiamo appiccicato la faccia del presidente di allora, Gió Bindi, su un braccio robotico da 600 kg che faceva le pernacchie! Era la stessa festa per i 5 anni del Fablab. Allego gif!

Fabrizio Alessio – Socio ed ex consigliere del Direttivo Fablab Torino

Notte inoltrata. Io e il collega maker Giacomo Leonzi siamo al fablab a finire di costruire una installazione per lo scrittore Bruce Sterling, che qualche ora dopo dovrebbe essere su un volo verso Austin, Texas. Sullo stesso volo in teoria dovrebbe esserci anche Giac, siamo in un ritardo estremo. Riempiamo una valigia con i componenti dell’installazione, imballati alla benemeglio nel pluriball: pcb autoprodotte, pezzi stampati, qualche giunto in metallo autocostruito, batterie, cavi, qualche barattolo di colla di emergenza ed altre diavolerie… Immagino la faccia del controllore all’ufficio bagagli quando sullo schermo ha visto l’interno della valigia, temevo arrestassero Giac per procurato allarme! In ogni caso la valigia l’hanno aperta e controllata sul serio….

Un’altra storia divertente: il soffitto del fablab è molto alto, e comunque incredibilmente i ragni riescono ad arrampicarsi fino in cima e realizzano ragnatele multipiano che sembrano dei condomini. Era in programma la visita di una personalità celebre al fablab, forse Samantha Cristoforetti e Paola Antonelli, così ci dedichiamo alle grandi operazioni di pulizia… ma le ragnatele sono talmente in alto che sono irraggiungibili. Scommettiamo che riusciamo a costruire un cannone ad aria compressa per sparare uno straccio fin sul soffitto? Beh, alcune ragnatele le abbiamo tolte… Un’altra volta ancora, entro al fablab e vedo una pila di pentole a pressione, tubi per l’aria compressa, bombole di co2 ed altre diavolerie sul tavolo.  “Ragazzi, che state facendo?”  “Costruiamo un miscelatore per cocktail automatico per la festa del fablab!” “Ah, tutto a posto allora…” In sintesi, quando al fablab senti le parole: “forse non è una buona idea”, meglio che cerchi degli occhiali protettivi e ti dirigi lentamente verso l’uscita più vicina.

Pier Vona – Socio ed ex Presidente di Techlab Chieri

La mia esperienza più bella vissuta al Fablab è stata senza dubbio l’edizione 2016 di FabAcademy: 25 settimane di fuoco nelle quali ogni settimana abbiamo approcciato un tema differente. Il programma abbracciava dagli aspetti più basilari del making (fresa, tornio, macchinari pesanti…) fino a temi più teorici e ampi come la proprietà intellettuale dei progetti, come funziona la condivisione su internet, e la documentazione dei progetti che è fondamentale e che da allora mi porto dietro in qualsiasi lavoro. I ritmi di lavoro erano serratissimi e abbiamo rischiato almeno due volte di bruciare la laser lasciandola andare per ore. È stato super figo anche perché il progetto coinvolgeva la rete globale dei Fablab, non solo il mio piccolo mondo tra Torino e Chieri dove ero presidente del Techlab. Una finestra sul mondo.

Frequentando la FabAcademy ho conosciuto altri fabber come Stefano Paradiso, Gianfranco Caputo, Marco Cassino… Ma ho conosciuto il Fablab Torino molto prima, alla Maker Faire di Roma del 2013, dove Pietro Leoni aveva portato in esposizione una poltrona modulare tagliata a laser, uno dei primissimi progetti e tra i più premiati del FablabTO. La poltrona andava assemblata collegando i pezzi tagliati a laser, ma i ragazzi si erano scordati le fascette! A quanto pare in tutta la Maker Faire, gli unici ad aver portato delle fascette eravamo noi di Techlab. Morale della favola, tuttora le fascette che tengono insieme quella sedia sono le nostre.

Marco Cassino – Presidente dell’associazione Fablab Torino

Il mio ricordo preferito è quella sera in cui (avevo da poco frequentato la FabAcademy ed ancora alle prime armi) ho sbagliato a impostare l’unità di misura dell’avanzamento della fresa: ho messo metri invece di millimetri. Risultato, ho fatto nottata ad aspettare che finisse di fresare il mio mobile. Doveva essere un lavoro di 2 ore, ce ne ha messe 16. Quella notte ho dormito sul divano del Fablab.

Luciano Rizzi – Socio e membro del Direttivo Fablab Torino 

Mi sono approcciato al Fablab in età “avanzata”, ne avevo sentito parlare mentre mi stavo avvicinando alla stampa 3D, ma non avevo ben chiaro che cosa si facesse di preciso e come funzionasse (a dire il vero nemmeno adesso è ben chiaro!). La mia formazione tecnico plasturgica e il mezzo secolo sulle spalle mi mettevano in una condizione di sfavore in mezzo a generazioni successive di smanettoni informatici ed elettronici, ma l’ambiente mi affascinava: tanto sapere, umiltà e voglia di fare assieme, un ambiente sano dove non conta che lavoro o formazione hai ma solo la voglia di condividere le proprie conoscenze. Un giorno fu presentato un progetto per la realizzazione di una panca smart. Fui coinvolto in un gruppo di lavoro perché inizialmente si pensava all’impiego di resine. Ricordo un grande coinvolgimento di tutti gli interessati. Fu indetto un concorso scolastico di progettazione che ci permise di presentare al committente diverse soluzioni: alcune interessanti, altre futuristiche ma comunque un ottimo lavoro da parte degli studenti di un istituto tecnico. Ci ispirammo ad uno di questi e  ci avventurammo alla ricerca di materiali cementizi di cui nessuno di noi aveva competenze. Ricordo che giravo per magazzini di materiale edile e parlavo con ogni muratore che mi capitava a tiro per carpire più informazioni possibili. Anche il Politecnico di Torino diede il suo contributo testando l’utilizzo di rinforzi aggiuntivi.
Lavorammo con ogni temperatura: alla sera, di sabato e domenica, sottraendo tempo ai nostri impegni personali, tornando a casa sporchi e impolverati ma alla fine lo spirito del maker è emerso e l’unione ha fatto la forza permettendoci di completare il progetto.

Francesco Pasino – Socio storico e attuale Fablab Manager

Durante una delle prime nottate passate al Fablab che ricordo, stavo seguendo la costruzione della maschera di Iron Man con due amici maker, Alessandro Stante e Andrea Bellusci. Alessandro aveva costruito un calco dell’elmo, una specie di boccia divisa in due in cui colava della resina e la ruotava per distribuirla su tutta la superficie. Una volta finito, lo stampo si apriva in due e ne usciva l’elmo completo da rifinire. Io all’epoca ero appena arrivato al Fablab, quindi assistevo e basta. Li ho poi aiutati con la costruzione dello scudo di Captain America. Sul negativo in legno che era la parte frontale dello scudo, facevamo colare la resina e dei pezzettini finissimi di vetro che andavano stesi molto velocemente prima che il catalizzatore facesse indurire la resina. Praticamente avevamo formato una catena di montaggio perché dovevamo essere velocissimi per non rovinare tutto. Le mie prime esperienze maker sono state queste costruzioni di props da nerd, tutte rigorosamente facendo nottata!

Buon Natale da tutto il Fablab Torino!

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