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FABmonday Ep.1 | Cos’è e come funziona un Fablab?

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Il modo migliore per comprendere cos’è un Fablab e come funziona, è parlare con chi lo fa funzionare. Per questo per raccontarvi il Fablab Torino non c’è persona più adatta di Francesco Pasino, meglio noto come Paso, che ne è il Fablab Manager.

Paso è socio del Fablab Torino dal 2013. Ha fatto parte del consiglio direttivo dall’Associazione nel 2018-19 e, da gennaio 2020, svolge l’incarico di Fablab Manager. Gli abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa sulle macchine, le persone e le idee che si possono trovare in un laboratorio di fabbricazione digitale, e in che modo interagiscono dando vita al Fablab Torino.

Chi è il Fablab Manager di Torino

Inizierei chiarendo che titolo di Fablab Manager è meno autoritario di quanto possa sembrare: i Fablab per loro natura sono luoghi animati da uno spirito un po’ anarchico. Si tratta di management nella sua accezione più concreta e pratica. Il lab va gestito, che spesso e volentieri vuol dire spostare sedie e tavoli, riordinare strumenti, occuparsi della manutenzione delle macchine, cioè assicurarsi che ci sia tutto e che tutto funzioni come deve. A cominciare da…

LE MACCHINE

Nel nostro laboratorio ci sono tutti quelli che potremmo definire i Fablab essentials:

  • Matilda, la nostra lasercut,
  • Due fresatrici cnc (una a pantografo e una da modellismo),
  • Una vinylcut
  • e (al momento) due stampanti 3D.
  • E poi ovviamente il banco degli attrezzi, dove possiamo trovare tutti gli strumenti più tradizionali ma comunque essenziali, sia da carpenteria che da elettronica, come saldatore, cacciaviti, martelli, trapani…

Per ognuna di queste macchine organizziamo ogni mese corsi base e workshop pratici, aperti a tutti i nostri associati e in molti casi gratuiti. Questo perché è essenziale mettere tutti nelle condizioni di poter utilizzare le macchine in autonomia – e anche di sbagliare in autonomia. Chi parte dalle basi trova sempre qualcuno (di solito io) pronto a dargli una mano, ma teniamo molto a incoraggiare lo spirito d’iniziativa e vogliamo che lo scambio di competenze tra i nostri associati sia stimolante e interessante per tutti. Lo spirito di un maker si vede anche da questo: se vuoi realizzare qualcosa, non resti fermo ad aspettare che qualcuno ti spieghi come fare. Piuttosto ti inventi un modo per farla, e poi chiedi feedback a chi ne sa più di te per migliorarla.

LE PERSONE

Puoi avere le macchine, puoi avere gli attrezzi, puoi avere i tavoloni gialli, ma un Fablab non esiste senza la sua community. Il cuore della nostra associazione è formato dai makers che nel corso degli anni, dal 2012 a oggi, hanno scelto il Fablab come luogo per fare rete e sviluppare i loro progetti. Tra loro ci sono diversi makers della prima ora, che frequentano questi spazi dall’apertura o addirittura da quando il Fablab Torino era un allestimento temporaneo all’interno dell’evento Stazione Futuro alle OGR (correva l’anno 2011: prima della loro chiusura e riapertura).

Ci sono poi studenti del Politecnico, IED, IAAD, UniTo & co., dilettanti e professionisti in ambiti che spaziano dal design all’ingegneria all’architettura, ovviamente informatici e artigiani, singoli o gruppi di lavoro, che attraversano il Fablab nel corso degli anni. A volte lo frequentano solo per un certo periodo, a volte si fermano. Ogni caso e persona sono diversi e sono tutti benvenuti. 

Nel migliore dei casi, persone anche diversissime si incontrano e decidono di creare qualcosa insieme. Nel corso degli anni sono nate spontaneamente diverse community, più o meno longeve, dedicate alle diverse declinazioni del mondo maker: da quelle che ti aspetteresti, come la stampa 3D e Arduino, a quelle più di nicchia come i droni, il biohacking e l’audio hacking. Da anni faccio parte del collettivo Audio HackLab che, come suggerisce il nome, si dedica alla sperimentazione di nuove forme di produzione musicale, passando dall’hacking di strumenti esistenti alla creazione di nuove macchine sonore, grazie al supporto dell’elettronica e delle nuove tecnologie digitali di fabbricazione. Siamo nati al Fablab, ma ad oggi organizziamo eventi, installazioni ed esperienze sonore in vari luoghi di Torino.

La sfida per il Direttivo e per il Fablab Manager è ovviamente riuscire a creare comunicazione e coordinazione fra le persone e le anime del laboratorio, per quanto possibile e necessario per un Fablab – quindi non troppo. Difendiamo lo spirito anarchico di questi luoghi, l’importante è organizzarsi quel tanto che basta affinché i processi continuino a funzionare.

LE IDEE

Questa è la parte difficile, perché in un Fablab ce ne sono tante se non addirittura troppe. I primi anni di apertura sono stati particolarmente intensi e floridi di idee: Fablab Torino è stato il primo Fablab d’Italia, ma in poco tempo ne sono nati in tutta la penisola. Non solo stavamo vivendo il boom di Arduino e dei progetti in crowdfunding, c’era molto entusiasmo e un clima palpabile di novità e opportunità. 

Ma il mondo tecnologico è caratterizzato da hype cycle e il picco delle aspettative era stato raggiunto in pochi anni. Di conseguenza, l’interesse nell’associazione è andata a diminuire nel tempo. A portare una ventata di aria fresca e rinnovamento ha contribuito SEI – School of Entrepreneurship and Innovation, quando nel 2018 ha scelto il Fablab Torino come location per iniziative come il bootcamp SEI Inventor. Alla base c’era l’esigenza di poter offrire ai partecipanti (tutti studenti) uno spazio attrezzato dove realizzare operativamente le loro idee, sporcandosi le mani e usando in prima persona gli strumenti per realizzare i loro prototipi.

Proprio incontrando altri makers e sentendo circolare nuove idee io stesso sono stato coinvolto in una startup chiamata SoundBubble. L’idea di SoundBubble è nata nel 2017 durante l’evento “Innovation for Change” organizzato da CDI Italia in collaborazione con il Politecnico di Torino, il CERN e altre realtà. SoundBubble è nato per migliorare la sicurezza e la produttività degli operai. Negli ambienti di produzione industriale sono spesso presenti rumori di fondo molto forti che possono avere un impatto molto forte sulla salute, l’efficacia della comunicazione e la facoltà di percepire i segnali più importanti. La soluzione che stiamo sviluppando integra un software e componenti elettronici con le cuffie industriali standard, e funziona identificando e filtrando solo i segnali e gli allarmi, mentre protegge l’operaio dai rumori nocivi e permette la comunicazione tra i membri del team. Io e gli altri co-fondatori crediamo molto nel nostro progetto e stiamo collaborando per fare in modo che il prodotto sia immesso nel mercato e su tutti gli aspetti necessari al lancio della startup.

Questa è solo una delle tante idee che stanno circolando e che sono in fase di sviluppo al Fablab Torino in questo momento.

Chiunque voglia essere coinvolto non deve fare altro che tesserarsi all’associazione e buttarsi.

Mi troverete lì ad accogliervi – e a ricordarvi di rimettere in ordine il laboratorio una volta finito di lavorare.

Francesco “Paso”Pasino – Fablab Manager

Per maggiori informazioni su Fablab Torino, clicca qui.

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