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FABmonday ep. 2 | Come affrontare un lockdown da maker: sfide e risorse di un Fablab in tempo di Covid-19

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Si sa che, nella cultura maker, fare di necessità virtù e trovare soluzioni non convenzionali laddove sembrano esserci solo ostacoli è una capacità indispensabile. Per i makers di Fablab Torino, poche cose hanno messo alla prova questa capacità quanto l’emergenza Coronavirus.

Il lockdown ha portato con sé tante domande ma anche nuove soluzioni. Per aiutare, per reinventarsi, per continuare a creare. Anche restando ognuno a casa propria, con la sua stampante 3D e i suoi attrezzi, ma sempre uniti dalla voglia di condividere idee e competenze.

Marco Cassino, designer, maker e Presidente dell’Associazione Fablab Torino, ci racconta come la comunità torinese e italiana dei makers ha affrontato – e sta ancora affrontando – le difficoltà della pandemia.

Fablab Torino, dalla prima alla seconda ondata.

La prima ondata di contagi e il primo lockdown, lo sappiamo bene, hanno colto alla sprovvista tutti. Il Fablab è un luogo che, più di altre associazioni culturali, necessita di uno spazio fisico e della presenza delle persone. Il laboratorio non può vivere senza le sue macchine e senza persone che le usino.

La prima chiusura, quindi, ci ha colti forse meno pronti e preparati nel trovare un modo per far arrivare il Fablab nelle case dei singoli makers. Almeno finché uno dei nostri soci storici, Giuseppe Treccarichi, non ci ha detto: “voglio fare un corso online di fresa CNC”.

E così il nostro primo corso in live streaming è stato dedicato alla più ingombrante delle nostre macchine. Un esperimento che all’inizio abbiamo fatto un po’ per gioco: in fondo, a quante persone potrà mai interessare un corso di fresa in pieno lockdown, con il laboratorio chiuso e la macchina inaccessibile per chissà quanti mesi? Ma ci abbiamo provato, e la diretta è stata seguita da più di 30 persone. Da lì, sono seguiti i corsi online di stampa 3D, un incontro dedicato ai droni con gli istruttori di Nimbus Drone Academy e un talk con Precious Plastic Torino. Tutti seguitissimi.

Ora che il Piemonte è di nuovo in lockdown, abbiamo piattaforma e format già pronti per riprendere con la formazione online. Sono contento perché spostare online i nostri corsi base era un’idea che ci frullava in testa già da un po’, e questa situazione anomala ci ha dato la spinta che ci voleva per concretizzarla.

Inoltre lo scorso ottobre, quando le norme si sono fatte più stringenti, abbiamo fatto uno sforzo importante per regolamentare accessi e utilizzo degli spazi del laboratorio. Ora siamo attrezzati con un protocollo interno e un’informativa per il contenimento dei contagi, regole ferree sulla capienza e utilizzo delle aree e una procedura da rispettare scrupolosamente all’ingresso: misurazione della temperatura, disinfezione mani, registrazione di ogni accesso tramite QR code da scansionare e form da compilare. Accanto a ogni macchina e postazione di lavoro, c’è il necessario per igienizzarla dopo l’utilizzo, così chi verrà dopo di noi sarà protetto. Insomma, siamo prontissimi per riaprire in sicurezza non appena si potrà, e non vediamo l’ora!

Il contributo dei makers nell’emergenza Covid

A marzo, la chiusura repentina del Fablab all’inizio è stata destabilizzante. Una cosa però era chiara: i nostri utenti si stavano mobilitando con grande senso civico e con grande dedizione. Dovevamo trovare un modo per organizzarci e unire le forze per dare una mano nell’emergenza. La miccia che ci ha spinto a passare all’azione è stato il celebre caso di Isinnova. Una piccola azienda di Brescia aveva progettato una maschera respiratoria d’emergenza riadattando una maschera da snorkeling già in commercio – prontamente messa a disposizione gratuitamente da Decathlon – utilizzando valvole stampate in 3D.

Il Fablab nell’immaginario comune è uno spazio dove si può costruire praticamente qualsiasi cosa (ed è vero!), perciò le richieste stavano aumentando esponenzialmente. Il progetto di Isinova è diventato in breve virale e tutti coloro che militavano nel mondo fablab hanno iniziato a stampare valvole, perchè quel messaggio aveva dato una risposta a quel richiamo solidale che raccoglieva i makers. In quella settimana caotica però abbiamo percepito una grande dispersione di energie: non c’era organizzazione e la favola della produzione capillare locale crollava a causa degli evidenti problemi logistici e qualitativi. È allora che abbiamo iniziato a regolamentare le attività. Prima di tutto abbiamo istituito una mail dedicata per centralizzare le informazioni: covid@fablabtorino.org.

Abbiamo quindi generato quattro percorsi distinti per rispondere a tutti coloro che ci stavano contattando:

  • Per i Makers
  • Per le strutture ospedaliere
  • Per le aziende
  • Per i giornalisti

Da grandi cultori dell’open source abbiamo anche invitato tutti gli altri fablab del nord ovest a copiare e seguire lo schema che avevamo strutturato e che stava incredibilmente reggendo bene all’ondata di domanda/offerta. In sostanza abbiamo fatto un censimento dei makers e delle aziende del territorio disposti a dare una mano, delle loro competenze e delle loro macchine, per mettere in contatto le persone e coordinare i progetti. Abbiamo inoltre gestito la comunicazione con le aziende e le strutture sanitarie come associazione, evitando quindi di intasare canali già abbastanza congestionati e cercando di capire direttamente dalle strutture di cosa avessero bisogno. La protezione civile di Alessandria per esempio ha ricevuto centinaia di adattatori, stampati dal centro di additive manufacturing di FCA grazie al nostro coordinamento e ai nostri preziosi associati che militano tra le fila delle migliori industrie locali.

Il progetto principale che ha visto la luce durante l’emergenza è stato Zefiro – DIY Covid-19 Mask, nato dalla collaborazione tra Fablab Torino e VIRTUALAB (Politecnico di Torino). Grazie al coordinamento del nostro maker Fabrizio Alessio (all’epoca Consigliere del Direttivo) e del prof. Fabrizio Valpreda (docente al Politecnico di Torino, nonchè Mentor Accademico del Fablab), ha preso forma un team composto da 14 persone diverse per background, skills e passioni, ma tutti con uno stesso obiettivo: unire le forze per progettare e rispondere all’emergenza del Covid-19.

Zefiro è un dispositivo di protezione individuale progettato per il personale medico e sanitario che opera all’interno dei reparti dedicati al Covid19. Si tratta di una maschera elettroventilata a pressione positiva, che permette di proteggere integralmente il viso della persona garantendo un flusso d’aria filtrata fresca e costante. Zefiro si compone di un telaio auto-producibile con una stampante 3D (il cui progetto è disponibile su Github per chiunque voglia produrlo, modificarlo, adattarlo, migliorarlo…) e di elementi facilmente reperibili sul mercato. In questo modo, per chiunque è possibile produrla adattandola alle proprie esigenze.

Il web pullula di esempi e storie di progetti ideati dai maker di tutto il mondo per combattere la pandemia e per  sostenere il personale medico sanitario.La tregua estiva ci ha permesso inoltre di confrontarci con altri fablab e di coordinarci sempre di più. Abbiamo centralizzato la repository dei progetti nazionali sul sito di Make in Italy e abbiamo deciso di prendere come riferimento il sito dell’Open Source Medical Supplies.

Per i più curiosi, sulla pagina ufficiale https://www.fablabs.io esiste un link diretto ai progetti che a livello globale stiamo seguendo come rete Fablab.

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